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Gli USA ridefiniscono la banda larga a 25/3Mbps: il dato che fa vergognare l'Italia
"Con l'80% degli americani che possono avere accesso a velocità di 25/3Mbps, tali cifre sono divenute uno standard", sono le parole di Tom Wheeler, Commissario della FCC, che ci fanno sentire piccoli in termini di progresso. Un progresso che i "nostri politici" millantano da secoli fra le pagine dei loro grossi programmi, ma che noi italiani fatichiamo a vedere. Quei numeri nel Belpaese sono raggiungibili solamente da una schiera molto ridotta della popolazione.

"Poiché i clienti adottano e richiedono sempre di più da piattaforme e servizi, la necessità della banda larga è destinata ad aumentare, richiedendo la distribuzione di reti robuste che riescano a tenere il passo", ha aggiunto Mignon Clyburn, altro Commissario dell'organizzazione americana. "Quello che a me è decisamente chiaro è che le velocità della banda larga di un tempo sono del tutto inadeguate oggi, e lo saranno ancor di più in futuro". Del tutto inadeguate.
In sostanza, la FCC ha ridefinito gli standard per gli Stati Uniti per poter considerare una connessione ad internet a banda larga, un termine estremamente diffuso ma spesso utilizzato in maniera vuota. In precedenza, gli USA consideravano banda larga qualsiasi connessione che superasse 4Mbps in download e 1Mbps in upload, condizione raggiunta ormai dal 93,7% delle case americane. È chiaro che, visti i numeri, i vecchi standard fossero assolutamente anacronistici.
Con la nuova definizione, il 17% della popolazione americana non ha e non può avere attualmente accesso alla banda larga, fra cui l'8% di questi si trovano in aree urbane, mentre ben il 53% in zone rurali. Le nuove definizioni della FCC hanno l'obiettivo di aiutare a meglio percepire e raggiungere l'innovazione: "Possiamo fare grandi cose se ci diamo grandi obiettivi", ha dichiarato Jessica Rosenworcel, che aveva addirittura richiesto i 100Mbps in download come requisito per entrare nel mondo della banda larga.
Non sono mancate le critiche: i 25Mbps in download sarebbero troppi secondo il commissario Michael O'Rielly perché stabiliti in base alla capacità di riprodurre contenuti alla risoluzione 4K. Si tratta di una tecnologia agli albori e non ancora diffusa, così come avrà bisogno di parecchi anni per entrare nella maggior parte delle case americane. Tuttavia, come scrivevamo sopra, porsi grandi obiettivi può aiutare - o costringere - gli operatori a migliorare la qualità delle proprie reti e offrire servizi migliori.
Un dato che ci dovrebbe fare vergognare: lo scorso anno scrivevamo i risultati della qualità delle connessioni ad internet in base al rapporto di Akamai. In Italia la media della velocità di connessione è di 5,2Mbps al secondo in download, con solo l'1,6% dei contratti stipulati che riesce a raggiungere i 15Mbps. Eravamo i quarantasettesimi in tutto il mondo, e non crediamo che la situazione sia drasticamente cambiata da allora. Insomma, in base alle nuove definizioni americane, la banda larga in Italia sarebbe un bene di lusso, per pochi, pochissimi eletti
 

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Si litiga sull’Imu, si aumenta l’Iva, si cercano risorse per la legge di stabilità, per rientrare nel 3% voluto dall’Europa, ma in Italia si continua a fare i conti con i vitalizi. L’inchiesta pubblicata da L’Espresso rivela un lunghissimo elenco degli oltre 2mila deputati e senatori che, alla fine della loro carica, ricevono una pensione che in molti definiscono d’oro. A ragione, vien da dire, sfogliando i i dati pubblicati dal settimanale. Perché, se è vero che il calcolo dei contributi è cambiato per i nuovi eletti dal 1° gennaio 2012, per gli ex parlamentari che erano tali fino al 31 dicembre 2011 il conteggio è rimasto identico. Un mare di soldi pubblici che finisce nelle tasche di chi ha avuto un seggio per cambiare l’Italia e ha fatto poco o nulla.

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